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Etika, la bolletta solidale su Corriere Buone Notizie

L'articolo racconta l'iniziativa che vede direttamente coinvolta La Rete

Etika, la bolletta solidale
Così ora i disabili trovano casa

Per ogni contratto Dolomiti Energia destina 10 euro a una finalità sociale. Cinquantamila famiglie hanno creduto al progetto. Con i fondi, alloggio a 40 fragili

Un meccanismo tanto semplice da progettare quanto complesso da agire: una bolletta energetica che per ogni contratto sottoscritto stacca ogni anno una donazione (10 euro) con cui viene alimentato un fondo volto a finanziare progetti di abitare sociale per persone con disabilità. Il risultato in due anni sono 674mila euro arrivati al Fondo Sociale gestito attraverso Solidea onlus che ha consentito a circa 40 disabili di sperimentare soluzioni abitative autonome: e le oltre 50mila famiglie che hanno creduto a questo progetto hanno risparmiato in bolletta complessivamente oltre 1 milione e 750 mila euro.

Il caso di Etika, la bolletta solidale promossa da Dolomiti Energia in partnership con attori della cooperazione e dell’imprenditoria sociale trentina (Federazione Trentina della Cooperazione, Cassa Centrale Banca, Famiglie Cooperative, Consolida), rappresenta buona pratica ricca di elementi di apprendimento. Serve in primo luogo un pioniere - in questo caso la cooperativa sociale La Rete - che come spesso capita si fa carico di una prima prototipazione dell’innovazione sociale, assumendosene anche il rischio. Un pioniere che però non agisce da solo come un «cane sciolto» ma sa - ed è messo in grado di - operare all’interno di ecosistemi capaci di riconoscere il valore della sua sperimentazione, accompagnandola senza tarparle le ali e soprattutto apprendendo dagli elementi di successo e dalle difficoltà per favorire la crescita complessiva del sistema. Una sperimentazione però, per quanto accompagnata, non basta se non trova una catena di produzione del valore dove annidarsi in modo da infondere i suoi elementi di innovazione. In questo caso Dolomiti Energia ha scelto in modo consapevole di non relegare Etika nell’ambito delle azioni di responsabilità sociale d’impresa, ma di farne un modello di business dove redditività e redistribuzione viaggiano lungo lo stesso binario. Continua a leggere sul sito del Corriere.it