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#LaRetevicinioltreladistanza, i servizi diurni

Per rispetto della situazione nelle ultime settimane, abbiamo deciso di pubblicare poco, crediamo che il silenzio talvolta sia dovuto.
E proprio in occasione della Pasqua, simbolo di rinascita, ricominciamo a condividervi parte di noi, della Rete.
Lo facciamo controcorrente, con un post, non corto ma intenso, una narrazione direttamente dal cuore pulsante della Rete, scritto da Eleonora Damaggio, responsabile dei servizi diurni.
Merita essere letto tutto di un fiato, per comprendere quanta ricchezza ci ha regalato questo periodo e i suoi protagonisti.
Auguriamo a tutti voi una serena Pasqua.
#LaRetevicinioltreladistanza

C’era una volta la Rete. Persone. Tante che arrivavano da ogni luogo, non importava la provenienza, importava la voglia di esserci, di stare, di fare.
C‘era una volta il ritrovarsi e l'uscire.
Non ci sono mai stati luoghi chiusi per la cooperativa, non muri, ma spazi aperti di condivisione.
Non rimanere a casa ma uscire, prendersi il mondo, abitarlo, farne parte.
Piscine palestre scuole parchi bar ristoranti teatri.
Il mondo: la nostra casa.

Il contatto il nostro modo per vivere. La distanza non la conoscevamo.
La distanza non può esserci quando si vive la fragilità, quando spesso ci sono braccia a sostenere e mani che imboccano, abbracci che parlano quando non ci sono le parole. Saluti con baci, strette di mano.

Poi un giorno all’improvviso tutto si è fermato. Eravamo storditi, dovevamo imparare linguaggi nuovi, inventare luoghi vicini anche se distanti.
Nel buio dell’emergenza, nella fatica del ridefinirsi, da subito vi è stata una certezza a darci luce: non fermarsi.
Riscriversi subito. Non lasciare vuoti ulteriori nel vuoto in cui
tutti stavamo cadendo. Mantenere da subito costante e viva la Rete.
Ecco la strada.
Poi giorno dopo giorno avremmo aggiustato il tiro... avremmo sistemato, modificato, ma in alcuni momenti esserci, e esserci SUBITO, è senso.

È difficile lavorare la terra davanti a un computer quando i campi di Seregnano aspettavano solo le sementi
che insieme avevamo scelto. Come disegnare quando non puoi toccare gli stessi colori, tenere mani mescolare idee?
Come discutere su un tema quando non potevamo ascoltarlo insieme? Guardarci negli occhi…aspettarci. E
come lavorare sul computer quando se qualcuno non ce lo accendeva lo schermo rimaneva buio? E la musica? Sentirsi armonia in quella sala prove toccando strumenti, accordando voci. E il teatro? Ti ricordi quel teatro pieno di gente? L'intensità di corpi che respirano insieme, le emozioni di noi sul palco.
E ora?
E ora si continua. Sì perché si può fare, lo stiamo facendo. Lo fa la motivazione delle persone con disabilità, la determinazione delle loro famiglie che li supportano aiutando a mandare foto, a registrare audio, a
creare.
Un mondo sconosciuto per molti, ma che ora diventa essenza. E allora si continua a discutere, a muovere pensieri, a conoscere piante, a provare ricette.
Si recita senza palco e si canta senza microfono. Si fanno crescere piante senza terra, si fanno foto di posti distanti. Non lo stesso soggetto, ma l’unione del desiderio. Gruppi che continuano, l'appartenenza a un noi che si fa voce, il nome di quel gruppo
WhatsApp che ti fa nuovamente credere che tutto, tutto può continuare.
Cambia, si modifica, alle volte è faticoso e altre diventa commozione intensa. Sono nate reti inaspettate di madri che fanno teatro e di padri che cantano, di sorelle e fratelli che provano a recitare, di padri che provano a capire come mandare una foto.

E poi l’anima pulsante, i colori che danno più luce al dipinto, più armonia alla canzone: i Volontari.
Tanti, tante con la voglia di esserci, di capire, di ascoltare. Reti ricamate di telefonate per stringersi. Parole di conforto, mani che arrivano oltre lo schermo, lacrime che si asciugano con una canzone condivisa, sorrisi fatti insieme davanti a un video buffo. Volontari, donne, uomini speciali, che ci sono e continuano a essere più di prima trovando strade, gesti silenti ma speciali: un gelato fatto arrivare a casa, una telefonata in più e poi un'altra...

Questo è il momento dei limiti per tutti, restrizioni, impotenza...

Limiti di tutti e così le differenze si assottigliano si fanno più morbide, chi aiuta? Chi è aiutato? E l’operatore viene spesso rincuorato dalla persona con disabilità, e l'operatrice trova una forza in più per riempire spazi vuoti.
I volontari si sentono famiglia quando la famiglia è lontana. Gli operatori si inventano e reinventano, si riscoprono in una passione condivisa, cercano di accogliere e custodire, di portare equilibrio.
Le persone con disabilità insegnano, sono loro i veri maestri del limite. Lo conosco da vicino e lo sanno vivere. Ci insegnano che si può. Si è rinchiusi, ma si può essere liberi. Eravamo preoccupati, impauriti ma nuovamente ci siamo fatti nutrire dallo stupore che ci hanno regalato dal loro senso di responsabilità, dalla capacità spesso di rinunciare anche a quelle passeggiate permesse a una categoria, fatta però di persone uniche, diverse, che vogliono innanzitutto sentirsi cittadini, con capacità di crescere e crescere ancora.
Resilienza. Una parola così usata, ma che davvero è un abito perfetto per ogni persona con disabilità, per le
loro famiglie.
Grazie.
Nulla si è fermato e forse non sappiamo rispondere a molte domande, ma proviamo a rendere più dolce l’incertezza e la paura di ognuno con un NOI CI SAREMO, comunque. Comunque ci saremo e inventeremo luoghi nuovi, e dipingeremo apertura e inclusione anche nella restrizione. Siamo forti, forti di relazioni che non si sono fermate, sono volate nelle case di ognuno di noi, hanno creato ponti e scavalcato muri.
Così ci ritroviamo, oggi più di ieri, convinti che il saper attraversare, condividere e conoscere la propria
fragilità ci possa portare in prati immensi … liberi di essere umanità.