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#LaRetevicinioltreladistanza, le famiglie

Il racconto de #LaRetevicinioltreladistanza si arricchisce del contributo a firma di Giosi Carli, dell'equipe delle assistenti sociali.


Chiudere i portoni rossi di via Taramelli, 60 giorni or sono, è stato un atto di una semplicità disarmante, eppure portava con sé il carico di un’incertezza che si apriva davanti a noi come mai nella nostra storia.
Da lì in poi potevamo solo aprire le porte del nostro immaginario e reinventarci un nuovo NOI.
Ma quale?
Quale NOI senza la vicinanza, il calore degli abbracci, il colore delle nostre presenze che si intrecciano in un continuo bisogno di confronto e supporto reciproco, senza spazi fisici dove incontrare l’altro, senza un’idea di futuro prossimo nel quale rilanciare i nostri progetti.
Quale NOI senza la possibilità di portare un aiuto concreto dentro le case delle nostre famiglie, senza poter dare un’opportunità di sollievo alla loro quotidianità, senza quell’esserci anche fisico che è irrinunciabile nelle relazioni. Le nostre famiglie, 133, pensandole una ad una dentro le proprie case, sembravano quel giorno irraggiungibili, inimmaginabile il loro essere costrette in casa, e il nostro allo stesso modo.
Trent’anni di percorsi condivisi con queste famiglie hanno rappresentato però un bagaglio di cultura e di esperienza di un valore inestimabile, una vera e propria bussola che ci ha permesso fin da subito di orientarci anche in questo tempo sospeso, in questo spazio di incertezza. Perché le famiglie dentro le loro straordinarie storie, ognuna così unica e irripetibile, ci hanno sempre dimostrato che nella difficoltà possiamo trovare risorse inaspettate, che abitare il limite può rappresentare anche un’opportunità, che dentro la fatica possiamo riconoscere la nostra forza.
Mai come in questo momento abbiamo avuto bisogno di far scorrere questa forza nelle maglie della nostra Rete.
La forza sì, quella che abbiamo ritrovato quotidianamente nelle parole scambiate al telefono con i nostri famigliari, che hanno riempito le nostre giornate di incontri speciali, nei quali ci siamo trovati a condividere paure, incertezze, informazioni, ma anche momenti di leggerezza, risate, storie di ordinaria e straordinaria quotidianità.
Abbiamo occupato reciprocamente gli spazi delle nostre case, lasciandoci contaminare e stupire di volta in volta da racconti di bellissima resilienza e necessaria resistenza fra le mura domestiche.
Abbiamo condiviso la voglia di diventare di giorno in giorno più tecnologici, la necessità di coltivare la pazienza, il bisogno di rimanere attivi, il commento a una notizia, un consiglio, una ricetta.
Abbiamo imparato che non sempre urge una risposta, un’azione immediata, ma che in alcuni casi il semplice esserci, lo “stare con…” in quella situazione, può rappresentare un buon punto di partenza.
Abbiamo riscoperto che anche da lontano si possono coltivare percorsi di socialità attraverso amici vicini e lontani: così Fabio Vettori ci ha rallegrato con le sue formichine “formato Covid-19”; gli amici dell’ Agritur Solasna ci hanno inviato immagini di speranza che ci hanno fatto toccare virtualmente una primavera tutt’altro che sospesa e, ancora, abbiamo imparato che si può giocare spensieratamente in linea diretta con la carissima Roberta del Donchisciotte Trento.
Davvero questo tempo di attesa ci ha insegnato che le frontiere del possibile sono molto più in là di dove ce le immaginavamo, che si può fare Rete al di là di qualsiasi lontananza, che “fare” Rete scaturisce prima di tutto da un modo di “essere” Rete, che in ogni stagione è unico e irripetibile, perché fatto delle reciproche contaminazioni di operatori, famigliari, persone con disabilità, volontari in quel preciso momento.
Così quel lontano 11 marzo carico di incertezze e di domande senza risposta resta per lo più un ricordo. I giorni, le settimane ci hanno dimostrato che le risposte erano già dentro la nostra storia, dentro i valori che quotidianamente coltiviamo: la relazione, la fiducia nelle risorse delle famiglie, nelle loro preziose competenze, l’alleanza con loro nella realizzazione dei progetti.
Una storia solida che, ora lo sappiamo, neanche una pandemia può fermare.
Così si è fatto maggio, ed è già ora di pensare alla Rete che verrà, quella che già stiamo immaginando e ci stiamo raccontando nelle nostre telefonate, negli spazi virtuali che ci siamo ritagliati!
Usciremo da questo tempo inevitabilmente cambiati, con qualche certezza in meno, ma forse anche con qualche nuova idea di noi, del mondo, della vita.

Comincia una nuova stagione in cui la nostra Rete, al di là dei cambiamenti necessari e inevitabili, tornerà ad essere la Rete di tutti, dove ognuno con il suo pezzettino continuerà a rendere grande e forte questa nostra storia.

L’area famiglie